E così, dopo poco, nel 1966 nasce Calzaturificio Emanuela, l’azienda che porta il suo nome. Grazie alla fiducia dei clienti e del sistema bancario il calzaturificio si trasferisce in un primo fabbricato in periferia e poi nel tempo raggiunge i 7.500 mq su un’area di 12.000 mq.
Per Emanuela Bacchilega, entrata in azienda al termine della scuola superiore un’estate, per sostituire temporaneamente una dipendente e mai più uscita, si tratta di un’eredità da onorare ogni giorno con lo stesso impegno dei suoi genitori, nel segno della qualità artigianale e dei materiali naturali. “Siamo cresciuti nel tempo a piccoli passi, un po’ alla volta, consapevoli dei rischi. Nel 2001 i miei genitori sono andati in pensione, ma mio padre è ancora qui, ogni giorno. Diciamo che è stato un passaggio generazionale graduale, senza sconti. Vedremo se le mie figlie, in futuro, mi daranno una mano.”
Il Calzaturificio Emanuela offre una vasta gamma di modelli per uomo, donna e bambino, declinati in diverse linee di prodotto, ognuna rivolta a soddisfare esigenze diverse in termini di comfort e richieste particolari di calzata.
Per donna e uomo vengono prodotte pantofole e ciabatte, ballerine in tessuto, polacchine, sabot, mocassini; sandali, e scarpe da ginnastica. E ancora per chi ha un ‘piede speciale’ calzature adattabili, pratiche da indossare, grazie alla tomaia apribile. Scarpe adatte a chi si trova ad affrontare traumi o infortuni, temporanei o permanenti, che riducono la mobilità di piede e caviglia.
Tutti i pezzi vengono realizzati con materiali naturali, lana tosata, cotone, sughero, feltro da fibre vegetali essiccate e caucciù, con tecniche di assemblaggio prive di colle, resine e solventi. Le suole di tutte le calzature Emanuela sono prodotte in azienda partendo da caucciù naturale estratto da piantagioni eco-sostenibili, senza utilizzo di prodotti chimici di sintesi e derivati del petrolio.
“Abbiamo scelto di produrre all’interno del nostro ciclo produttivo le mescole di gomma per la vulcanizzazione a caldo, in modo da poter riciclare anche i ritagli della lavorazione della gomma per dare vita a nuove suole. Il mondo della calzatura ruota attorno all’incollato, noi no. Abbiamo applicato i principi della sostenibilità prima che divenissero prassi comune.” Tutte scommesse vinte per l’azienda che ha resistito alla crisi che ha disperso il distretto calzaturiero di Fusignano, Bagnacavallo e Lugo.
“Con l’arrivo delle importazioni di massa dalla Cina chi lavorava per marchi esteri si è spostato, dove i prodotti costano meno. Noi abbiamo scelto di lavorare sul nostro mercato e sull’Italia. Da qui l’idea di produrre la gomma con un piccolo impianto. Non ce la sentivamo di chiudere e quindi non collaborare più con le persone che erano state al nostro fianco anche come forma di rispetto.” I nuovi processi di lavorazione avvengono con energia proveniente da fonti rinnovabili certificate per alimentare gli stabilimenti e le unità produttive. Una produzione meticolosa dove taglio, cucitura e assemblaggio di ogni componente della calzatura vengono rigorosamente realizzati a mano da esperti artigiani.
“Noi siamo convinti che il consumatore deve sapere chi c’è dietro un marchio e chi ha prodotto una determinata calzatura. Essere corretti ci sembra doveroso. In questo modo siamo rimasti in piedi anche dopo le due alluvioni del maggio 2023 che hanno danneggiato i nostri macchinari. L’ultimo anno per il comparto è stato difficilissimo e non ci sono chiari di luna davanti a noi. I numeri di qualche anno fa sono scomparsi. Due volte l’anno compiliamo il catalogo negozi al dettaglio e ambulanti. Nell’ultima spedizione ne abbiamo tolti 700. Fino a otto anni stampavamo 15.000 cataloghi oggi 9.800, spedendo in tutta Italia. La mortalità dei piccoli negozi, cioè quelli che tengono vivi i paesi, è altissima. Cerchiamo di resistere e andare avanti lavorando nel rispetto del vero made in Italy.”
La progettazione di modelli e prodotti avviene all’interno dell’azienda così come la ricerca di materiali sostenibili, sensibilità coltivata da sempre. “Siamo un team di 4 donne, facciamo prove tutto l’anno, spesso ci confrontiamo, ci mettiamo in discussione per un risultato migliore. I prodotti del Calzaturificio Emanuela sono sempre vocati alla comodità. Dopo una giornata di lavoro deve essere piacevole indossare le nostre ciabattine e sentire il benessere dei piedi.
I nostri sono prodotti per dare sollievo. Quando le persone mi dicono che è cambiata la loro vita e che riescono a camminare questo mi dà la spinta per andare avanti. Noi cerchiamo il massimo comfort e la vestibilità soffice, in un connubio tra estetica e praticità con un’offerta più ampia possibile, anche con un marchio sportivo, un marchio per calzature sanitarie che sviluppano modelli tecnici per la riabilitazione e modelli particolari.”
Con circa 50 dipendenti, più una decina di piccoli laboratori di riferimento sul territorio, il Calzaturificio Emanuela ha clienti prevalentemente in Italia, ma spedisce in tutto il mondo, dagli Usa a Canada, Giappone, Kuwait, Francia e Germania. In più da anni tiene viva la vendita online. “La politica di vendere con il nostro marchio durante la crisi ci ha salvato. Ora siamo alle prese con il cambio generazionale delle maestranze e non è affatto semplice.”