Nel suo studio, Daniela Biserni non insegna solo ad alimentarsi, ma anche a valorizzare gli ingredienti e a ricavarne il meglio per il corpo e la mente. E non è necessario andare da lei per cominciare a stare bene, basta seguirla sui suoi canali social (su Instagram sono già in 160.000 a farlo), dove ogni giorno dà consigli su come scegliere gli alimenti, come abbinarli, come cuocerli. Un percorso verso la nutrizione, il suo, che è cominciato 10 anni fa, in farmacia.
“Sono nata scientifica. Ho sempre avuto la passione per il laboratorio, la ricerca sulle materie prime, anche se poi in farmacia di laboratorio riuscivo a farne sempre meno e mi sono ritrovata, negli anni, a fare un lavoro ripetitivo,” racconta Biserni.
“Ho avuto grandi esempi, come il dottor Lattuneddu della farmacia Malpezzi di Forlì, che mi ha formata in omeopatia, fitoterapia e anche sulle tecniche di vendita, ma dietro al bancone sentivo di arrivare sempre dopo. Spegnevo il sintomo, mentre il mio istinto mi diceva di andare alla radice del malessere, di chiedere alle persone perché venivano in farmacia. Se avevano il mal di testa, volevo sapere come gli era venuto, come lo vivevano. A me interessavano questi aspetti qui.”
La svolta arriva con la maternità. La necessità di ripensare lo stile di vita e l’alimentazione, anche per i suoi figli, diventa uno stimolo potente: “Mi sono rimessa in discussione. Ho deciso di studiare nutrizione. E così a 40 anni mi sono iscritta di nuovo all’Università, a Urbino.
All’inizio non è stato semplice. Lavoravo, studiavo, avevo una famiglia da gestire. È stata dura, ma ne è valsa la pena. Quando mi sono laureata, la nutrizione era diventata una professione sanitaria a tutti gli effetti, non sovrapponibile a quella del farmacista. Ho dovuto fare una scelta. Non ho avuto dubbi, anche se in quel momento il nutrizionista non era un mestiere in auge come oggi.”
E così ha lasciato il bancone della farmacia per seguire il suo istinto. “I primi anni li ho passati ad approfondire, oltre il titolo accademico. Ho fatto corsi su corsi, scegliendoli anche in base alle esigenze dei miei pazienti. Il primo che ho seguito è stato sulla nutrizione oncologica. Avevo un’amica che stava affrontando quel problema, volevo aiutarla. Approfondendo, ho capito una verità importante: non basta dire a una persona di smettere di mangiare male, ma bisogna capire le motivazioni profonde per cui continua a scegliere certi alimenti.”
Da lì in poi, il passo verso il coaching è stato naturale. Ha studiato il metodo Ongaro, fino a diventare life stile coach & longevity advisor e poi docente. “Per me ha fatto la differenza. Emozioni e cibo sono collegati: se non lavori sulle prime, è difficile cambiare davvero abitudini.”
Il suo approccio oggi è ben riconoscibile e mette sul piatto, come ingrediente fondamentale, l’empatia, che passa anche per il non indossare il camice, togliere le barriere, far sì che nel suo studio ci si possa sentire a proprio agio fin dal primo incontro.
“Finché resti dietro una cattedra non funziona. Devi essere accanto al paziente, comprendere cosa gli impedisce di cambiare. Sempre più persone vengono da me non per dimagrire, ma per stare bene, ritrovare l’energia. Capiscono che il benessere non è quello che si vede nello specchio, ma quello che si sente a occhi chiusi.”
Uno degli aspetti principali da cambiare è il fatto che, spesso, mangiare è uno sfogo facile e immediato, una reazione allo stress, e questo può dare comunque dei problemi anche in condizioni di peso normale. “Ci sono persone che sono magre, ma che hanno i tessuti molto infiammati perché non sanno abbinare gli alimenti, mangiano sempre le stesse cose. L’infiammazione è una condizione di rischio per molte malattie su cui l’alimentazione ha un grande ruolo.”
E Biserni invita i pazienti a mettersi in gioco in prima persona, a mettere le mani in pasta, a conosce il cibo e a sentire il sapore degli ingredienti veri, non industriali. Nel suo studio dove ha una grande cucina attrezzata, organizza corsi con chef e ricette innovative, insegna a trattare le materie prime, a leggere le etichette degli alimenti, capire i piccoli inganni del marketing che spingono a comprare cibi ultra-processati.
“Le ricette dei prodotti industriali sono un mix di sapori calcolato a tavolino per farci desiderare certi alimenti. Nel cervello, il centro del piacere e quello della dipendenza sono vicini, ma noi dobbiamo tornare a mangiare cibi veri.”
Il successo sui social è arrivato quasi per caso, come una di quelle cose che incontri senza saperlo, ma che sono sempre state lì ad aspettarti, e la chimica è stata immediata. “Facendo ricerche per comporre il menù di un asilo nido che seguivo come nutrizionista, ho conosciuto Prevenzione a tavola, una start up che fa educazione alimentare e mette nei piatti le evidenze scientifiche. Mi hanno insegnato a usare i social in modo intelligente e oggi per loro sono anche responsabile scientifica.
Ho investito su di me e in un anno sono passata da 20.000 a 160.000 follower.” Sui social pubblica piccole pillole quotidiane, ricche di spunti e di informazioni utili ed è sempre disponibile per chi pone domande, chiede consigli. “È una relazione importante a cui tengo, quella con le persone che mi seguono. In tanti mi hanno scritto che da quando vedono i miei video hanno cambiato il loro modo di pensare al cibo e fanno scelte sempre più consapevoli.”
La sua passione per la divulgazione non si ferma ai social. Di recente ha pubblicato il libro Uno sportivo in cucina: 100 ricette e consigli per massimizzare le performance con la prefazione di Filippo Ongaro, e sta per uscire un nuovo libro, questa volta sul microbiota intestinale, pubblicato da Cairo Editore. “L’intestino è un universo su cui ora sappiamo molto di più ed è fondamentale per la nostra salute. Se è alterato, tutto l’organismo ne risente: dall’umore alla pelle, dall’energia alla capacità di concentrazione.”
E quali sono per Daniela Biserni i pilastri del benessere? Nutrizione, lavoro interiore, allenamento fisico e integrazione mirata. “Tutto quello che consiglio ai miei pazienti lo applico su di me. Anche io ho un coach. Anche io mi muovo. Non è una questione di età, ma di ascolto.” In un mondo in cui il cibo è spesso vissuto come un problema, trasformarlo in una chiave di benessere è possibile.