Edoardo Prati e la cultura sui social

di Lucia Lombardi, foto Sofia Balli
Studente E influencer Culturale Da un Milione Di follower
Mentre parliamo ha appena preso il caffè, è alla sua prima sigaretta della giornata e si infila in macchina per raggiungere un’altra delle città che copre con il tour del suo spettacolo Cantami d’amore, sold out quasi ovunque, scritto da lui stesso assieme a Manuela Mazzocchi ed Enrico Zaccheo, che cura anche la regia.

Lui è ovviamente Edoardo Prati, classe 2004, lo studente di Lettere all’Università di Bologna più famoso d’Italia. Diplomato al Liceo Classico ‘Giulio Cesare-Valgimigli’ di Rimini. Divulgatore attraverso i social di letteratura, poesia e bellezza, con una insolita capacità narrativa. Tra Instagram e TikTok ha circa un milione di follower. Ospite di Alessandro Cattelan e Fabio Fazio in tv, ha iniziato a tenere una rubrica su Repubblica.

D. Tutto nasce ai tempi del liceo.

R. “A me la cosa che piace è raccontare storie, e forse anche a me stesso, come era all’inizio andava bene. Cioè, io studiavo per la materia, latino o italiano, per il giorno dopo e facevo il video, se riuscivo a condensare voleva dire che ero pronto, era un modo per…”

D. Poi hai postato il primo video con un crescendo pazzesco, tanto da approdare al teatro Galli di Rimini, dopo l’esordio a Villa Torlonia la scorsa estate. Che effetto ti fa, Edoardo Prati

R. “L’ho vissuta come andassi incontro a morte certa, perché il Galli di Rimini è il mio teatro, ci sono sempre andato, l’emozione è stata enorme. Ricordo che per l’inaugurazione venne Cecilia Bartoli e non riuscii ad andare. L’idea di salire sul palco in cui è stata lei, mi fa sorridere, perché è proprio una delle mie divinità.”

D. Hai inaugurato una rubrica su Repubblica, vai in tv, calchi i teatri italiani, come vivi il tutto? 

R. “È un percorso, lo vivo con molto entusiasmo, l’idea è di fare cose che mi piacciono al meglio che posso. Sono tutti strumenti con linguaggi diversi: che sia la scrittura, che sia il parlare, che sia la televisione, che sia il teatro, sto sperimentando un sacco di modi per raccontare le storie. Insisto su questo del raccontare le storie perché il racconto ha un valore civile ed è sempre stato così.

Se dovessi dire cosa vorrei fare da grande, direi raccontare le storie. Perché così è stato nelle Mille e una notte, quando la bella Sharazade è costretta a narrare le sue storie al re pazzo affinché non la decapiti, di qui il valore salvifico dell’immaginazione, del racconto. Così è stato per Boccaccio, quando nel 1348 queste sette ragazze e tre ragazzi se ne vanno da Firenze, che è distrutta dalla peste, vanno in contado a respirare l’aria buona sì, ma devono ricostruire la società.

E il modo che trovano per farlo è raccontarsi le novelle, questo qualcosa vuol dire. Grazie alle storie si ha la possibilità di immaginare qualcosa di diverso e finché abbiamo la capacità di ideare qualcosa di diverso, forse non scegliamo la guerra.”

D. Ci vorrebbe più Vita nova per tutti. Se si leggesse più poesia, si riuscirebbe in qualche modo a sviluppare una ‘educazione sentimentale’, a capire meglio se stessi, gli altri e il sentimento amoroso che ci abita? 

R. “Quello non si è mai capito, non riusciremo mai ad arrivare alla comprensione totale. Credo però sia importante il percorso di scoperta.”

D. Edoardo Prati, come sta andando l’Università? 

R. “Io naturalmente non sono uno studente e basta, sono uno studente-lavoratore, molto lavoratore. Siccome sono sempre in giro, va con i miei tempi, nei limiti di quello che riesco. Non accetto su di me quell’ansia che dovrei avere. Per me non ha senso. Lo studio, soprattutto per la fortuna che ho io di avere un mestiere, lo porto avanti parallelamente ed è una cosa che faccio con gioia e piacere.

Quindi non ho intenzione di avere timori o ansie o scadenze. Faccio, continuo a fare, più di quello che magari mi si chiede. Quindi se si sta studiando per un esame e compare un testo citato, con molta probabilità io me lo leggo, anche se non è previsto che lo faccia, la mia è una formazione lenta però appassionata.”

D. Tu a volte parli anche di posizioni differenti tra generazioni diverse o tra detrattori della letteratura in chiave attuale. Tempo addietro ti sei arrabbiato dicendo che alcuni di essi fanno molto male alla letteratura, in che senso, Edoardo Prati, a cosa ti riferivi nello specifico? 

R. “Su TikTok era nato un trend, oltre a video, pose, vestiti, si trattava di mostrare la propria bellezza con in sottofondo un sonetto di Dante, Tanto gentile e tanto onesta pare, sulle note di una canzone di Lana Del Rey, è proprio quello che viene definito il trend ed era partito.

Allora tutti gli amanti della letteratura dicevano: ‘voi fate un torto a Dante perché non conoscete Dante’. Se nel 2025 con le sue parole, anche con la musica di Lana Del Rey, anche per una cosa che può apparire sciocca, ha la capacità di trasmettere una emozione, vuol dire che Dante sopravvive. Perché Dante è morto 700 anni fa.

Questo timore reverenziale, non funziona, deve servire vivo nel mondo e non nell’idea di qualcuno che lo conosce bene, anche perché sono curioso di sapere se poi lo conoscono davvero bene, questa è la supponenza di chi in realtà non sa le cose ed è convinto di saperne più di tutti. C’è uno dei più grandi esperti di Dante in Italia, Giorgio Inglese, che non si sarebbe mai scagliato contro quel trend.”

D. In un tuo pezzo su Repubblica parli del ‘Cinenaso’, quella facoltà un po’ zen di percepire le cose della vita attraverso il senso dell’odorato. Citi l’odore che aveva Rimini quando sei nato, qual è? 

R. “Era un odore particolarissimo, ne ricordo un po’. Io sono di Miramare, ho vissuto lì la mia infanzia. Ho ben chiaro quell’odore di salsedine che mi arrivava dalla finestra filtrata da qualche albero. Poi ricordo la Marecchiese in cui andavo in bicicletta con mio nonno. E comunque ha sempre un odore che ha un misto di marino, floreale e piovoso…”

D. È l’odore dei ricordi…

R. “È l’odore della felicità. Per chi è nato al mare, credo che quella cosa lì rimanga sempre. Non mi sento mai a casa se non c’è il mare vicino. Per me anche l’odore delle conchiglie sulla battigia sa di casa. E quello purtroppo non lo ritrovo facilmente, lo trovo solo a Rimini.”

D. Si dice che i giovani non amino la letteratura: tu, Edoardo Prati, riesci a scardinare questa malsana teoria anagrafica e usi la letteratura per ricordare che essa parla a tutti, sine die.

R. “È falso affermare che ai giovani non piace la letteratura, presuppone che agli adulti piaccia, ma quanti adulti amano la letteratura? La letteratura non è una questione generazionale, mi sembra che si abbia una memoria corta senza fare un ragionamento sensato. Parlare di letteratura, amore, è fare politica.”

D. I giovani non sono un’invenzione di oggi.

R. “Già, e pare che una volta fossero tutti amanti di Dante…”

In queste foto, lo studente riminese Edoardo Prati, divulgatore e influencer culturale sui social di letteratura e poesia.
Pubblicato su Rimini IN Magazine 01/25, chiuso per la stampa il 31/03/2025

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